Sinistra e Libertà ha deciso di mettere nel proprio simbolo la parola “ecologia” per assumere come fondativa…
Sinistra e Libertà ha deciso di mettere nel proprio simbolo la parola “ecologia” per assumere come fondativa la pratica ecologica nelle politiche economiche e sociali del nuovo secolo. E comincia ad onorare questo impegno organizzando a Taranto il 31 ottobre, presso il Palazzo Di Governo (via Anfiteatro 4), un seminario il mattino e un Convegno il pomeriggio dalle 15 alle 19 concluso da Nichi Vendola.
Il titolo è “IL CLIMA DELLE REGIONI“, da Kyoto a Copenhagen , verso la quindicesima conferenza ONU sui cambiamenti climatici. Parteciperanno amministratori, associazioni ambientaliste, sindacalisti, ambientalisti ed esperti per discutere e proporre interventi utili a un programma delle Regioni coerente con gli indirizzi più avanzati in Europa e nel Mondo in materia di energie rinnovabili, risparmio energetico, riduzione delle emissioni.
È stata scelta la Puglia come sede del convegno perché è la Regione che, sotto l’esperienza governativa guidata da Nichi Vendola, si è distinta per le buone pratiche ambientali, in linea con gli indirizzi delle direttive UE. È stata scelta Taranto perché questa città soffre di una questione ambientale pesante.
Il tema scelto per il Convegno è ”caldissimo”. Il mondo politico è impegnato a costruire il dopo Kyoto. Non che tutto sia liscio, anzi. I contrasti fra i Paesi sono ancora forti (e manca solo poco più di un mese alla conferenza di Copenhagen) perché i provvedimenti per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 avranno ricadute consistenti sul quanto e come produrre. Che la responsabilità sia dei combustibili fossili è un dato acquisito ed inequivocabile.
Non qualche estremista ambientalista, ma Barak Obama, Gordon Brown, Angela Merkel, Barroso (per citane alcuni) parlano ormai della questione dei mutamenti climatici come “catastrofe ambientale” la cui dimensione durevole, economica e sociale, è paragonabile alle due guerre mondiali, più la grande depressione. Dunque gli interventi per diminuire la “febbre” del Pianeta sono urgentissimi. “Una responsabilità storica delle attuali leaderships politiche mondiali per non consegnare una catastrofe ai figli ed ai nipoti”, dice Barroso, giacchè gli effetti serra sono già in corso e gli interventi devono essere efficaci nell’arco di qualche (due o tre) diecine di anni.
In Italia il Governo Berlusconi nicchia furbescamente e cerca di non pagare il dazio alleandosi con i Paesi che più frenano. Un comportamento irresponsabile che colloca l’Italia fuori dalla innovazione tecnologica, dalla ricerca e dalla produzione della economia ecologica. Una linea di condotta perdente che viene al pettine comunque e che è arrivata a costare ad oggi (ma che continua a crescere al ritmo di circa 42 euro al secondo! ), circa due miliardi e mezzo di euro per lo sforamento dei vincoli imposti e sottoscritti nel protocollo di Kyoto.
Negli altri Paesi si parla di energie rinnovabili, di risparmio energetico, di nuovi prodotti a basse emissioni, si mettono alla frusta ricerca e produzione innovative, anche per fronteggiare la crisi economica ed occupazionale per uscirne con la riconversione ecologica della economia. In Italia, invece, si ripropone il ponte sullo stretto di Messina… e il nucleare, scelta ormai in via di abbandono anche nei Paesi (vedi la Germania, ma anche gli USA) che nel passato ci avevano creduto.
Ce n’è di lavoro da fare, di proposta politica alternativa e di opposizione.
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