Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
di Ferdinando Imposimato [8 ottobre 2009]
La Corte Costituzionale, per essere indipendente e imparziale, deve restare nella composizione attuale e non deve subire gli stravolgimenti voluti dal premier e da Umberto Bossi, che intendono modificarne l’assetto attraverso il federalismo per potere stravolgere la Costituzione con le decisioni di una Corte asservita al potere politico. Essa attualmente è composta – secondo l’art 135 della Costituzione- di “quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria e amministrative”. La riforma perseguita dalla attuale maggioranza prevede una diversa composizione: i giudici nominati dal Presidente della Repubblica sarebbero quattro e non cinque, i giudici nominati dalle magistrature ordinaria e amministrative sarebbero quattro e non cinque, i giudici nominati dalla Camera sarebbero tre e non quattro. Questo si legge nel testo dell’art 135 approvato dalle Camere e pubblicato nella gazzetta ufficiale della Repubblica n.269 del 18 novembre 2005, ma bocciato dal referendum popolare del 2006. L’idea di Bossi e del premier sarebbe la riproposizione dello stesso testo liberticida che porterebbe, con le altre riforme architettate dalla attuale maggioranza, da una parte alla secessione e dall’altra ad una Corte subalterna al Governo di volta in volta in carica. Un disastro.
Ecco perchè diciamo no al senato federale voluto da Bossi e da alcuni esponenti del PD. Esso sarebbe uno strumento per intaccare la indipendenza della Corte Costituzionale. Al Senato federale sarebbe dato – è bene ripeterlo- il potere di eleggere ben 4 membri della Corte Costituzionale, alla Camera ne resterebbero 3 ( art 135 Cost), ( oggi ne spettano in tutto cinque al Parlamento ). Si cerca, in tal modo, di aumentare i giudici di nomina politica, manovrabili da Premier e Lega, da 5 a 7: sicchè la Consulta, in cui oggi prevalgono giudici indipendenti, scelti tra le tre magistrature, ( ordinaria, contabile e amministrativa), avendo una maggioranza di giudici di nomina partitica e dunque di nomina da parte di Silvio Berlusconi, il despota del PDL, non sarebbe il giudice imparziale delle leggi, ma un organo della maggioranza di Governo.
Nel caso in cui fosse stato considerato costituzionale il lodo Alfano, la Costituzione sarebbe stata modificata non attraverso la speciale procedura prevista dall’art 138 , che stabilisce la procedura per la revisione della Costituzione, ma una legge vantaggiosa per Silvio Berlusconi, egemone del governo, padrone assoluto della maggioranza.
Nei prossimi mesi la Corte, liquidato come incostituzionale il lodo Alfano ( che viola l’art 3), è chiamata e decidere sulla legge delle intercettazioni ( che viola l’art 21 della Costituzione e l’art 25 sul principio di legalità) e sulla legge sul reato di clandestinità (che viola l’art.11 Cost sul diritto di asilo politico e l’art.3 Cost che stabilisce non solo il principio di uguaglianza dei cittadini, ma anche il principio della proporzione tra reato e pena).
Oggi sappiamo che i giudici della Consulta sono rimasti nella maggioranza indipendenti dal Presidente del Consiglio, nonostante i pranzi e incarichi ad personam riservati ad alcuni di essi. Con il senato federale voluto dalla Lega, la maggioranza dei giudici sarebbe controllata da Bossi e dal premier. Ribadiamo il nostro fermo no al Senato federale. E Bossi ha capito che il suo accordo con Berlusconi per trasformare la Corte in un organo della Lega non passerà.
Ferdinando Imposimato
Il Senato Federale: una riforma orripilante
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